IL PROGETTO: COME CREARE UN MANUALE DI SCIENZE DEMO ETNO ANTROPOLOGICHE IN FORMA RETICOLARE CHE DISTINGUA E CORRELI TRA LORO: GLI STUDI, LE TEORIE SCIENTIFICHE PRESUPPOSTE, GLI OGGETTI DI STUDIO

Il Progetto: come creare un manuale di scienze demo etno antropologiche in forma reticolare che distingua e correli tra loro: gli studi, le teorie scientifiche presupposte, gli oggetti di studio

Una bottega di ricerca, didattica e alta formazione per tornare a trattare le scienze sociali come scienze e non come un salotto in cui esprimere opinioni sul mondo. Uno strumento per distinguere e non confondere gli oggetti di studio con gli strumenti di studio. Un laboratorio permanente per riflettere sugli strumenti metodologici con cui si indagano e si interpretano i fenomeni sociali di pertinenza antropologica.
Un complesso sistema di studio reticolare per favorire e rigorizzare gli studi demo-etno-antropologici basato sugli studi elaborati da Alberto Mario Cirese, e su quelli da lui presi in esame, nonché sui documenti etnografici rappresentativi delle usanze assunte ad oggetto di studio da lui e dai suoi interlocutori.

16

La «Tela Ipermediale» dal titolo Conoscere o conoscersi? Nel laboratorio di un antropologo, è un progetto a cui l’Istituto MetaCultura lavora dal 1990 con il prof. Alberto Mario Cirese, avviato in collaborazione con la Cattedra di Antropologia Culturale 1 dell’Università di Roma La Sapienza e sviluppato con l’aiuto di un gruppo di studenti e laureandi dell’Università di Roma.

La Tela si propone come un nuovo strumento per l’edizione, la circolazione e la didattica delle ricerche metodologiche di un epistemologo; un epistemologo particolare, che ha dedicato la sua vita a «rigorizzare» e sviluppare gli strumenti di indagine nel campo antropologico, in una feconda integrazione tra scienze sociali e scienze cognitive.

La Tela Ipermediale è qui presentata, in versione informativa ridotta. La versione più estesa sarà invece distribuita come sussidio per la ricerca e la formazione di studenti e studiosi presso Università Internazionali che ne faranno richiesta e che contribuiranno a sostenere le spese per la sua realizzazione e implementazione. Tali Università potranno offrire questo nuovo servizio interattivo ai loro utenti attraverso reti locali ad alta velocità, ampliando e qualificando le potenzialità della loro offerta in termini di oggetti di studio (biblio-mediateche) e di strumenti di studio (corsi e seminari).

Vogliamo qui illustrarne schematicamente l’articolazione e il funzionamento. Innanzitutto precisiamo che questa "Tela Ipermediale" nasce anche come risposta a una duplice domanda: che senso può avere e come si può fare l’"edizione critica" dell’opera di un autore vivente e tutt’ora al lavoro?

La funzione che una Tela può svolgere in questa prospettiva sta nel far circolare la "ricerca" di un autore come tale presentando i "procedimenti" oltre che i "risultati" della ricerca stessa. Da questo punto di vista la "Tela Ipermediale" appare infatti il mezzo più adeguato per favorire un dialogo metodologico, a distanza, con i maestri, gli allievi e gli interlocutori di un autore; la sua struttura, "reticolare" e "aperta", può, infatti, consentire e favorire continui aggiornamenti e continue riorganizzazioni dei materiali ad essa e da essa correlati e correlabili.

Ma questo da solo non basta. Gran parte del merito va all’ideazione "pre-elettronica" del materiale testuale che essa riorganizza e correla internamente ed esternamente, ovvero alla particolare "adeguatezza" del tipo di testi su cui essa si basa, che si prestano alla sistematizzazione reticolare.

Modelli ideali di "Tele Ipermediali" sono, infatti, quei lavori di studiosi con un’impostazione metodologica rigorosa e inter-disciplinare, che compongono esplicitamente una rete di riferimenti interna ed esterna alle loro opere, che si interrogano consapevolmente sugli strumenti del loro mestiere, che dialogano senza presunzioni e senza timori con altri studiosi distanti nello spazio e nel tempo, che esplorano legami di metodo tra campi della ricerca scientifica: tra questi pensiamo anche a Henry Laborit, per il suo sforzo di integrazione tra le scienze biologiche e cognitive, a Umberto Eco, per la sua sistematizzazione nel campo delle scienze semiologiche; e tra questi un posto di rilevo occupa certamente Alberto Mario Cirese per la sua "rigorizzazione" metodologica nel campo delle scienze cognitive e sociali.

Un’altra condizione essenziale per la realizzazione di una "Tela Ipermediale" è ovviamente la disponibilità del complesso dell’opera dell’autore-studioso a cui essa primariamente fa riferimento; questo giacimento di risorse documentali non coincide mai con quanto pubblicato e costringe in genere a lunghe peregrinazioni tra archivi internazionali pubblici e privati e a difficili opere di persuasione per rendere disponibili materiali testuali feticisticamente ancorati ai supporti cartacei, conservati da archivi come sacre reliquie da non condividere per mantenerne l'esclusività anche a dispetto della circolazione dei testi e della conoscenza degli autori.

A questo proposito, per questa "Tela", per ragioni di collaborazione e di reciproca stima l’Istituto MetaCultura si è guadagnato la possibilità di disporre dell’intera opera di uno studioso che, indipendentemente da e precedentemente a la "Tela Ipermediale", ha portato un grande contributo allo sviluppo delle scienze social, rendendo possibile il superamento sul piano metodologico, oltre che su quello ideologico, di quel "pregiudizio empirico" che grava sulle ricerche e condiziona lo statuto scientifico delle discipline demo-etno-antropologiche nella loro globalità.

Da una parte, dunque, c’è l’opera di Cirese, materiale ideale per sviluppare una "Tela Ipermediale" in quanto logicamente e metodologicamente – prima che tecnologicamente – concepito in modo "reticolare"; dall’altra c’è la Tela che valorizza i testi di Cirese facendone emergere e sviluppandone la potenziale molteplicità di relazioni interne ed esterne e aggiungendo il valore informativo – iper-testuale – del contenuto delle relazioni tra i testi in essa da essa correlati, che giustifica per l’appunto lo sviluppo di una Tela Ipermediale.

Per capire meglio il senso della Tela va considerato, infatti, che anche le relazioni tra i documenti testuali sono informazioni, sia pure "informazioni-regole" e non "informazioni-notizie", e come tali possono essere esplicitate e rese disponibili all’utente insieme ad essi, come strumenti di navigazione (iper-informazioni) proprio per meglio orientarsi nel mare dei documenti testuali.

Con questo intendiamo che non ha senso informatizzare qualunque testo se esso non è concepito intrinsecamente in modo da trarre vantaggio dall’informatizzazione, se esso cioè non è già organizzato reticolarmente sul piano logico prima che tecnologico.

Infatti, se non è possibile aggiungere il «valore iper-informativo» della molteplicità e della qualità delle correlazioni tra i materiali testuali correlabili, se tali relazioni non pre-esistono almeno potenzialmente nei testi, o se non sono sufficientemente stimolanti e informative, non possono certamente essere introdotte a posteriori e dall’esterno nella realizzazione di una Tela Ipermediale.

Solo da buoni «testi» concepiti reticolarmente si possono ricavare buoni «iper-testi»; e per fare buoni testi reticolari occorre una «iper-testa», come quella di Calvino nella narrativa, di Bach nella musica, di Lubitsch nel cinema, di Cirese nelle scienze sociali. Se i testi non nascono già con una impostazione reticolare aperta, il massimo che si può fare è un «data-base»; si può applicare cioè ai dati un software dall’esterno, il quale semplicemente aiuta a «ritrovare» ("information retrieval") quel che si è immesso, non aggiungendo informazioni, non stimolando nuovi interrogativi.

Inoltre, per attuare correlazioni immediatamente e intuitivamente osservabili tra i dati non serve certamente sviluppare un «ipertesto» ma neppure un «database relazionale»; basta la propria memoria depositata; e noi non intendiamo certamente sostenere che il computer vada usato solo come alleggerimento della propria memoria, bensì come potenziatore delle facoltà cognitive.

Tornando ora all’edizione critica dell’opera di Cirese, una volta chiarito che essa costituisce il materiale pre-elettronico ideale per sviluppare una Tela Ipermediale, aggiungiamo che l’«edizione critica ipertestuale» permette di esplicitare il disegno di insieme che correla testi tra loro separati e solo limitatamente e implicitamente comunicanti; fa emergere l’impostazione inter-disciplinare e il progetto di ricerca meta-teorica; progetto che si può cogliere solo considerando gli studi di Cirese nella loro interrelazione, come parti di un’unica grande opera ipertestuale, sviluppando ulteriormente, in tutte le possibilità logiche, i potenziali discorsi-percorsi trasversali che legano i discorsi-percorsi tra loro paralleli sviluppati in ciascuno dei suoi scritti.

Il rispetto della «volontà dell’autore» – che caratterizza un’«edizione critica» – si esprime dunque, in un caso come questo, proprio attraverso la possibilità di pubblicare gli scritti di Cirese in una modalità editoriale adeguata alla reticolarità concettuale che li caratterizza. L’«edizione critica ipertestuale» permette infatti di rendere conto di tutte le possibilità di correlazione tra gli scritti di Cirese, ovvero di non chiudere la sua ricerca in una sola edizione e in un’edizione lineare, gerarchica, settoriale e separata.

Tuttavia, dal momento che i testi di Cirese nascono autonomamente, ciascuno per occasioni diverse, non contengono – almeno esplicitamente – rimandi a tutti gli altri testi da lui scritti. Inoltre egli non è tornato, se non in alcuni casi, sui suoi testi precedenti per rileggerli alla luce dei suoi nuovi scritti; così molti dei suoi testi non contengono riferimenti a cose dette da lui stesso in discorsi successivi in cui torna su questioni già trattate in precedenza da altri punti di vista.

Esattamente qui si inserisce il nostro lavoro di "autori ipermediali".

Ma facciamo un piccolo passo indietro. Noi siamo partiti dal presupposto fondato che Cirese concepisce i suoi lavori reticolarmente, sia nei rapporti interni a ciascuno di essi, sia nei rapporti esterni tra di essi, considerandoli lui stesso come parti correlate di un’opera unica, che rimane aperta sia a suoi nuovi contributi (Cirese continua a scrivere), sia a contributi di suoi collaboratori, maestri, allievi, interlocutori che contribuiscono nel tempo a sviluppare, applicare, verificare la sua ricerca metodologica.

Va considerato che per nostra fortuna ogni suo testo è in genere suddiviso in tanti piccoli moduli-«paragrafi», spesso numerati e a volte anche titolati; ogni singolo modulo-«paragrafo» contiene sottolineature dei «concetti» e spesso precise «denominazioni» ed esplicite «definizioni»; inoltre contiene molti «rinvii interni ed esterni» ad altri moduli-«paragrafi» degli scritti dello stesso Cirese o a testi degli studiosi da lui citati e presi in esame nei sui studi.

Si può aggiungere che la concezione «enciclopedica» «non-lineare» intrinseca nell’opera di Cirese impedisce di stabilire «un centro», «un inizio», «un tema»; ovvero permette che se ne possano stabilire tanti quanti sono i «tagli analitici» con cui la si può osservare.

Il lavoro degli autori della «Tela Ipermediale» consiste dunque nel rendere maggiormente autonome le schede, moltiplicando le «correlazioni possibili» e introducendo le «relazioni paradigmatiche» che legano implicitamente ogni testo di Cirese agli altri suoi testi, al di là delle «relazioni sintagmatiche» stabilite dallo stesso Cirese nell’ordinare i suoi testi, nel disporre i moduli-«paragrafi» in successione per l’edizione lineare cartacea.

In quanto autori della «Tela Ipermediale» abbiamo cercato quindi di «indicizzare» – cioè «esplicitare», «denominare» e «definire», nonché «applicare» – i «criteri» alla base delle correlazioni che si possono stabilire sia tra ogni singolo modulo-paragrafo e tutti gli altri che compongono l'opera di Cirese, sia tra ogni singolo modulo e gli innumerevoli testi, esterni alla Tela, degli interlocutori, diretti o indiretti, espliciti o impliciti, di Cirese.

Va sottolineato che gli scritti di Cirese si presentano in alcuni casi come «saggi» autonomi, in altri come «capitoli» di libri (che a loro volta sono spesso riedizioni identiche o ampliate di saggi preesistenti che trovano una nuova collocazione in una «raccolta tematica» in un unico volume che, dal titolo, esplicita il criterio assunto per raccoglierli). In ogni caso le "unità informative" che compongono la Tela non corrispondono alla suddivisione - per «capitoli», «paragrafi», o «saggi» - dei testi così come sono pubblicati in edizioni cartacee. I «libri», i «capitoli» e i «saggi» vanno spesso ulteriormente «segmentati» in parti autonome che possano funzionare come schede da raggruppare, successivamente, con criteri analitici più più astratti e generali (rispetto a quelli che danno il nome a un saggio o a un capitolo di un libro) rispondenti alla articolazione complessa della Tela e in particolare agli assi meta-teorici del "Sistema Cognitivo Reticolare" che riorganizza l'intera opera di Cirese.

Le grandi "Aree Tematiche" in cui è possibile riordinare i "meta-iper-documenti" che compongono il "Sistema Cognitivo" possono corrispondere in qualche misura a differenti e complementari "manuali" specialistici di Scienze Cognitive e Sociali correlati metodologicamente e interdisciplinarmente tra loro (epistemologia, narratologia, parentologia, museografia ...).

«Segmentazione» e «raggruppamento-riorganizzazione», «autonomia» e «correlazione» sono le parole chiave di questa fase di lavoro.

Per distinguere i ruoli che concorrono alla realizzazione di una Tela Ipermediale, e non per ridimensionare il nostro apporto come «autori ipermediali» (noi siamo anche autori testuali di parti che implementano quei «buchi» lasciati esplicitamente aperti dalle ricerche di Cirese per aprire interrogativi e stimolare altri studiosi a cercare risposte), vogliamo sottolineare ancora una volta che il progetto «iper-testuale» della Tela è reso possibile dal fatto che c’è a monte un prodotto «testuale» «reticolare», «meta-teorico» e «inter-disciplinare»: il giacimento di risorse documentali, la bibliomediateca dell'autore; questo «prodotto», che è già un potenziale «strumento» di studio da consultare e utilizzare, è una risorsa preziosa, possibile solo in quanto Cirese non è un antropologo che, dal proprio punto di vista, antropologico e settoriale, scrive un manuale di Antropologia.

Alberto Mario Cirese è, infatti, un’eccezione in questo campo di studi in quanto è un epistemologo che studia «il modo di studiare» degli antropologi. Come ha detto egli stesso, è "un epistemologo che si occupa di Antropologia", continuando una tradizione di ricerca metodologica, inter-disciplinare e meta-teorica che ha già alcuni rari e straordinari esempi in studiosi della materia come Ernst Nadel o Richard Rudner.

Se infatti pensiamo all’Antropologia Culturale-Sociale
- non solo come studio, diretto, di «costumanze»,
- ma anche come studio, indiretto, dei «modelli di funzionamento» su cui esse poggiano e di cui sono portatori più o meno consapevoli gli «attori sociali» assunti come riferimento,
- e ancora come studio delle «modellizzazioni» elaborate dagli studiosi,
ci accorgiamo allora che la riflessione antropologica deve tener conto di diversi livelli di astrazione teorica.

In questo campo di indagine le «teorie» sono presenti a tutti i livelli. Se ci domandiamo infatti «con che cosa si studia l’oggetto di studio» e «di che cosa è fatto l’oggetto di studio» scopriamo che «per mezzo di teorie si studiano altre teorie».

Come Cirese ci insegna, l’antropologo non studia «oggetti concreti» ma «oggetti teorici»: le cosiddette «rappresentazioni collettive», ovvero concezioni, sistematizzazioni, teorizzazioni del mondo, sia pure implicite e a volte inconsapevoli, che appartengono a un gruppo sociale e che vengono tramandate come sua «cultura». Anche un «vaso», per quanto «concreto», viene studiato come «modello astratto» di una «concezione» riguardante il modo di trattare il cibo e di considerare la casa e i rapporti conviviali. Inoltre ciò che viene preso in esame non è il singolo vaso ma una «tipologia di» vaso, considerata nel contesto dei rapporti con un «sistema di» utensili per la conservazione e il trattamento dei cibi nonché con un «sistema di» costruzione e di funzionamento di utensili che «connota» il modo di vita del gruppo che ne è portatore. Lo stesso «nome», di un utensile o di un legame di parentela, va considerato come epifenomeno di un «sistema conoscitivo» di cui l’oggetto fa parte.

La «logica», la «teoria» non la mette solo lo studioso; c’è «logica» anche «nell’oggetto osservato» oltre che «nel soggetto osservante», e proprio questo motiva l’osservazione. Il fatto che in genere la logica su cui si fondano i fenomeni presi in esame sia «implicita» e «non-formalizzata» non toglie che sia una «logica».

La «logica» c’è in un «sistema di parentela» prima che nella testa e nella teoria di chi la studia. Un sistema di parentela va considerato infatti come «sistema» prima che «di parentela»; affinché esso funzioni come «strumento concettuale», sia pure implicito, di «calcolo» e di «regolamentazione» per un gruppo sociale (per cui è possibile sapere immediatamente in quale relazione qualunque membro si trovi in rapporto agli altri, o a quale «metà» apparterrà un nascituro) deve esserci, alla base, una «logica» molto rigorosa. Tanto rigorosa che in genere gli «strumenti scientifici» con cui si è studiata e si studia la parentela sono spesso meno sofisticati dell’oggetto preso in esame e risultano così palesemente inadeguati per studiarlo e comprenderne le regole. Lo studio dei «sistemi di parentela», come i grandi parentologi insegnano (da Tylor a Kroeber, da Lévi-Strauss allo stesso Cirese), richiede la costruzione di una «macchina» analitica e sintetica tanto potente e sofisticata da poter esplicitare e confrontare, generare e rappresentare con la necessaria astrazione tutte le soluzioni culturali che si possono attuare a partire da una matrice comune.

Se dunque partiamo dal presupposto che gli oggetti «di pertinenza antropologica» – i proverbi, la parentela, le lingue, le religioni – sono «sistemi logici», «teorizzazioni sul mondo», chi studia in questo campo non può ignorare che lo «strumento di studio» per essere tale (per non essere cioè semplicemente equivalente all’oggetto di studio) deve essere necessariamente «più formalizzato» rispetto all’oggetto di studio, il quale viceversa, non avendo ambizioni scientifiche, può essere implicito, intuitivo e persino inconsapevole.

Dal punto di vista degli «strumenti di studio» l’Antropologia è dunque «scienza cognitiva» per eccellenza, perché studia «con strumenti conoscitivi», più o meno adeguati, pertinenti e astratti, i «sistemi di conoscenza», classificazione, rappresentazione che variano al variare storico e geografico dei gruppi sociali.

Questo vuol dire che gli «studi cognitivi» degli antropologi dovrebbero essere più astratti, espliciti e rigorosi delle «teorie implicite» che «con essi» si vogliono confrontare; questo vuol dire anche che gli antropologi non possono lasciare fuori da questa attività, non possono rimandare o demandare ad altri l’esame critico meta-teorico dei loro (loro?) strumenti di studio. Per poter mettere a confronto strumenti di conoscenza oltre che risultati di attività conoscitiva non si possono escludere i propri dall'analisi. Dalla teoria si deve passare alla meta-teoria.

In questo senso l’Antropologia si deve porre come una meta-logica rispetto a le logiche prese in esame, a meno che non si voglia che esse rimangano logiche tra loro scarsamente o per nulla comunicanti. Come ci insegnano i filosofi della scienza, se l’oggetto di studio è già una modellizzazione teorica lo strumento di studio deve salire a un livello di astrazione tale da garantire il distacco necessario da esso, per poterlo prendere in esame senza correre il rischio di confondersi con esso. Ancora più astratto deve perciò essere il discorso sviluppato dalla Tela, che necessariamente si pone oltre il livello di studio epistemologico di Cirese, per poterlo assumere ad oggetto di studio.

Se «al livello antropologico» si possono studiare le concezioni del mondo dei gruppi sociali, «al livello epistemologico» si può studiare «come gli antropologi studiano le concezioni del mondo»; e lungo questa serie di scalini gli autori della Tela si occupano di valorizzare lo studio epistemologico di Cirese, moltiplicandone le potenzialità di «strumento di studio meta-teorico» per sistematizzare tutti gli studi antropologici di esplicita e alta ambizione «nomotetica» che possono essere correlati alla Tela stessa. Si tratta quindi di una distinzione di livelli di astrazione e di analisi.

Detto ciò si può comprendere come ritornino, come parole-chiave della Tela, presenti a tutti i livelli: il concetto di «sistema» e quello di «conoscenza».

Il concetto di «sistema» è presente fin dall’ultimo livello, perché, come abbiamo detto in precedenza, le «pratiche» studiate dagli antropologi non sono fenomeni isolati ma appartengono a «sistemi di concezioni del mondo e di comportamenti», e si spiegano in base alla «posizione relazionale» che occupano in tali sistemi. L’antropologia studia i «sistemi di conoscenza» elaborando e utilizzando «sistemi cognitivi» più o meno generali, rigorosi, espliciti. Cirese sottolinea nei suoi studi che gli oggetti di pertinenza antropologica non solo non sono «concreti« ma neppure sono «unici» e «isolati»; sono invece «astratti», inseriti in «sistemi di rappresentazioni collettive» e appartenenti a «strutture logiche di variazioni soggiacenti». Oggetti «ripetuti e ripetibili» le cui regolarità, in base a qualche logica, sono per l’appunto l’oggetto che lo studioso deve ri-costruire.

Anche la parola «conoscenza» è presente a tutti i livelli di analisi:
- nei sistemi di conoscenza dei portatori di pratiche (classificazioni del mondo, tassonomie) oggetto di studio degli antropologi;
- nei sistemi di conoscenza dei ricercatori soggetti di studio (teorie con cui essi studiano le pratiche culturali);
- nei sistemi di studio metateorico degli epistemologi che vogliono confrontare ed esaminare le teorie degli antropologi.

L’antropologia dal punto di vista del soggetto di studio è dunque una «scienza cognitiva» che studia sistemi di conoscenza con sistemi di conoscenza; dal punto di vista dell’oggetto di studio è invece una «scienza sociale» che studia i sistemi di conoscenza che appartengono a gruppi sociali dei quali costituiscono il «sapere incorporato», trasmesso per «inculturazione» all’interno di tali gruppi e ad essi appartenente come una «seconda natura».

Al livello degli «oggetti di studio» ci sono i sistemi di conoscenza «empirici»; al livello dei «soggetti di studio» dovrebbero esserci sistemi di conoscenza «scientifici» elaborati dagli antropologi o da essi adottati per prendere in esame i loro oggetti.

Mentre i portatori di sistemi di conoscenza studiati dagli antropologi elaborano e usano sistemi di conoscenza del reale (come la cultura classifica la natura), gli studiosi elaborano e usano sistemi di conoscenza della cultura (come la cultura studia la cultura).

L’operazione parentologica (del portatore di una pratica) che consiste nello stabilire la collocazione di un nascituro è un’operazione conoscitiva; ed è operazione conoscitiva anche quella dell’antropologo che studia i criteri di assegnazione di un individuo a una determinata metà di un gruppo sociale considerato.

Cirese introduce il livello di conoscenza «meta-teorico» epistemologico che consente di studiare l’antropologia non soltanto come una storia di teorie ma, trasversalmente, anche come un insieme di procedimenti e come un campo di indagine che presenta specificità e connessioni con altri campi di ricerca.

Con l’elaborazione della nostra Tela Ipermediale si è aggiunto un altro livello di conoscenza: quello del sistema di indagine reticolare da noi elaborato, in quanto autori della Tela, per esplicitare e sistematizzare il disegno di insieme dell’operazione epistemologica compiuta da Cirese. È a questo quarto livello di articolazione della Tela che si sistematizzano reticolarmente gli studi meta-teorici di Cirese.

In sintesi possiamo dire che nella Tela coesistono e dialogano tra loro quattro diversi livelli possibili di articolazione e analisi. Considerando dunque che l’antropologia «paradossalmente» ha come oggetto di studio un materiale «isomorfo» allo strumento di studio (attraverso sistemi cognitivi espliciti e rigorosi si vogliono studiare sistemi cognitivi impliciti e intuitivi) si comprende come attraverso la tela si possano studiare più oggetti tra loro interrelati:

I. Al livello più basso, o più «concreto», troviamo le concezioni del mondo implicite nelle pratiche culturali (costumanze, classificazioni, terminologie) di gruppi sociali. A questo livello prendiamo in esame le «tassonomie», i sistemi di classificazione, di comunicazione, di parentela delle popolazioni che ne sono implicitamente portatrici, ad esempio le concezioni di una popolazione come i Kariera, riguardo la parentela o la religione, etc. È la cultura che "preesiste agli individui di un gruppo sociale e sopravvive ad essi".

II A un livello più astratto troviamo le assunzioni metodologiche e le teorie degli antropologi (le interpretazioni, gli studi pubblicati) sulle concezioni del mondo implicite nelle costumanze da essi prese in esame. A questo livello consideriamo ad esempio le teorie levi-straussiane sullo scambio matrimoniale. Troviamo tutte quelle teorizzazioni degli antropologi, quelle modellizzazioni scientifiche trans-culturali di validità generale che permettono di confrontare tra loro pratiche e sistemi di pratiche culturali delle diverse popolazioni in base ad interrogativi e soluzioni comuni. A questo livello si collocano gli studi, le teorie degli antropologi su le concezioni del mondo implicite delle popolazioni prese in esame, nonché i presupposti metodologici che provengono dalla storia di questo ambito di studi e di altre discipline filosofiche ad esso direttamente o indirettamente interconnesse; a questo livello sono presenti tanto le interpretazioni, le spiegazioni che gli antropologi danno dei fenomeni presi in esame quanto le teorie che a partire da (o ad arrivare a) quelle interpretazioni, essi elaborano per parlare dell’agire culturale dell’uomo in società. A questo livello sono cioè presenti tanto interpretazioni di fenomeni che riguardano determinati gruppi sociali quanto teorie che vogliono spiegare le leggi dell’agire dell’uomo in società (teorie della reciprocità, dei riti di passaggio, del dono, dell’animismo). Il paradosso è che spesso anche le teorie degli antropologi rimangono implicite, poco consapevoli, astratte, rigorose, formalizzate, perché costruite empiricamente a partire da un oggetto particolare e rimaste troppo vicine ad esso (è nota la critica di Edmund Leach all’atteggiamento "trobriandistico" di Bronislaw Malinowski). Quel che un antropologo generalmente non fa – perché non gli viene richiesto e non si pone lui stesso preliminarmente – è di salire ad un livello analitico tale da poter prendere in esame gli strumenti del proprio mestiere. Gli antropologi, quando forniscono spiegazioni, raramente forniscono anche i criteri di spiegazione, perché, proprio come i portatori dei fenomeni da loro presi in esame, non riflettono sui criteri di conoscenza; ma i portatori delle costumanze studiate dagli antropologi non fanno in genere come mestiere gli antropologi. Solo pochi antropologi fino ad oggi sono saliti a un livello di analisi tanto elevato da consentire a loro stessi e ad altri di assumere ad oggetto gli stessi loro strumenti interpretativi; un livello tale da consentire di elaborare modelli teorici così generali per i quali anche la «cultura osservante» dello studioso possa divenire essa stessa oggetto di studio e comparazione.

III. A un livello ancora più astratto troviamo la «riflessione meta-teorica sugli studi teorici degli antropologi», sul metodo di indagine, comparazione, classificazione delle concezioni implicite nelle costumanze da essi prese in esame. A questo livello troviamo tutti gli studi metodologici di Cirese. A questo livello possiamo studiare la sistematizzazione e la riflessione epistemologica meta-teorica sviluppata da Cirese in rapporto agli strumenti cognitivi, alla metodologia di indagine utilizzata – e in alcuni casi anche sviluppata – dagli antropologi. In altre parole, per capire le differenze di atteggiamento con cui gli antropologi possono studiare uno stesso oggetto di studio occorre salire a un livello in cui non si è più antropologi ma epistemologi. A questo livello si può studiare «come» Tylor, Lévi-Strauss, Leroi-Gourhan studiano i loro oggetti di studio. A questo livello si scoprono la metodologia di ricerca, i debiti interdisciplinari, la doppia faccia – sociale e cognitiva – dell’Antropologia Culturale. A questo livello si parla ad esempio di «metodo comparativo», di «costruzione di modelli», di «astrazione» e di «generalizzazione». Si può anche discutere se spetti o no agli antropologi di riflettere sul «come» fanno il loro lavoro. Certamente il taglio analitico a questo livello è «epistemologico», e proprio questo taglio permette di distinguere le competenze antropologiche e il campo della ricerca antropologica rispetto ad altre competenze e ad altri campi delle scienze sociali e cognitive. Qui si può capire come mai Cirese sostenga che la "riflessione preliminare sui propri strumenti di indagine" faccia parte, come momento cruciale, della ricerca. Lévi-Strauss, ad esempio, nello sviluppare e applicare la «teoria della reciprocità» a diversi oggetti di studio antropologici, ha ritenuto opportuno parlare anche dei "fondamenti metodologici", delle «assunzioni teoriche interdisciplinari» (l’algebra booleana ad esempio) che gli hanno permesso di elaborare una "teoria generale della reciprocità" in cui si inscrivono i casi osservati e la cui validità generale evidentemente travalica le costumanze particolari che essa permette di spiegare. A questo livello, dunque, non si studiano più le «teorie degli antropologi» ma si studia trasversalmente, epistemologicamente, la «metodologia della ricerca» nelle scienze sociali e cognitive esplorando specificità e relazioni tra ambiti disciplinari limitrofi. A questo livello «il soggetto della ricerca antropologica» diventa «l'oggetto della ricerca epistemologica ciresiana». «Usare una teoria» non vuol dire infatti «riflettere sulla teoria che si usa». La riflessione meta-teorica costringe a esplicitare gli strumenti che si adoperano, comunque, implicitamente. A questo livello infine si spiega perché in questa prospettiva, proprio per studiare la metodologia di ricerca antropologica, noi abbiamo scelto di utilizzare nella Tela gli studi meta-teorici di Cirese.

IV. Al livello di astrazione più alto troviamo la «sistematizzazione meta-meta-teorica degli studi di Cirese sugli studi teorici degli antropologi». A questo livello si colloca «il progetto ipermediale dell’Istituto MetaCultura» che, riarticolando in una molteplicità di piccoli discorsi autonomi gli studi di Cirese, aggiunge loro il valore iper-informativo delle correlazioni interne ed esterne all’universo di questo stuioso, esplicitando e moltiplicando le possibili connessioni tra i suoi testi e con i testi antropologici esterni (studi di antropologi e documenti etnografici da loro presi in esame) che i meta-testi di Cirese possono aiutare a studiare.

Proviamo a rappresentare in uno schema logico i diversi livelli di articolazione della Tela:

Lo schema può essere letto: Come noi (IMC) spieghiamo……come Cirese spiega……come grandi antropologi spiegano……come «portatori di usanze» spiegano il mondo in cui vivono.

Tutto questo ci aiuta a chiarire che le Tele Ipermediali sono da considerare come «strumenti per studiare strumenti»: cioè meta-strumenti per studiare i «procedimenti metodologici» sviluppati e utilizzati nella ricerca scientifica, per accrescere le competenze dei fruitori e degli studiosi.

Si tratta in questa prospettiva di creare i «manuali di studio» del futuro, non inferiori ai libri equivalenti in commercio, ma anzi più potenti, più adeguati, più informativi (non contenendo solo dati ma anche collegamenti iper-informativi tra i dati) per tutti coloro che vogliano acquisire e accrescere «competenze» oltre che «conoscenze», e quindi strumenti di studio per la scuola e per l’Università, per la formazione a tutti i livelli e per la circolazione della ricerca scientifica come tale, nei suoi procedimenti oltre che nei suoi risultati.

A questo punto dovrebbe essere abbastanza chiaro: perché noi abbiamo scelto l’opera "metodologica" di Cirese per elaborare uno strumento ipermediale per lo studio degli strumenti dell’indagine antropologica, o, più modestamente, perché Cirese ha scelto l’Istituto MetaCultura per una «edizione critica ipermediale» della sua «opera in corso».

Pensiamo ad esempio all’operazione compiuta per anni da Umberto Eco in un campo – come quello "semiotico" – dove in nome della «libera interpretazione» regna ancora la sovra-interpretazione ideologica, lo scavalcamento dietrologico del testo: un’operazione di igienizzazione mentale, di «rigorizzazione» come direbbe Cirese. In modo analogo quest’ultimo riporta l’attenzione al problema del metodo scientifico nelle scienze sociali, e quindi al problema delle «competenze» per definire il mestiere dell’antropologo e al problema delle necessarie relazioni interdisciplinari tra le scienze sociali e le scienze cognitive.

In questa prospettiva gli scritti di Cirese vanno considerati come discorsi-percorsi meta-teorici che ri-ordinano e ri-esaminano plurimamente, secondo diversi criteri di pertinenza, un insieme di questioni metodologiche e un vasto archivio di risorse documentali che compongono un universo labirintico di ricerca; un universo che sta stretto anche nella concezione più ampia che oggi si può dare del campo degli studi antropologici.

L’opera di Cirese vuol dare un contributo alla difficile emancipazione dell’Antropologia Culturale dalla tendenza sociologico-giornalistico-sondaggistica che ha travolto le scienze sociali, trasformando gli antropologi in tuttologi e opinionisti da salotti televisivi e da rubriche di riviste scandalistiche, in cui sono chiamati a esprimere opinioni sul mondo, a censire stravaganze e a commentare mode stagionali.

Nel far questo Cirese vuole anche ridefinire il posto che l’Antropologia Culturale può occupare tra le «inter-discipline», a cavallo tra le scienze «sociali» e quelle «cognitive», proprio in un momento in cui, sotto la spinta delle cosiddette "scienze dell’informazione", si va ridisegnando lo scenario delle «discipline della conoscenza». Il lavoro di Cirese possiede l’ambizione implicita di ridefinire il posto dell’Antropologia Culturale tra le scienze sociali e quello delle scienze sociali tra le altre scienze. Cirese si propone infatti, con i suoi studi, di sistematizzare e rigorizzare il contributo metodologico di antropologi e non, sviluppando le premesse formal-strutturali indicate – ma non sempre seguite o adeguatamente seguite – da maestri come Roman Jakobson, Claude Lévi-Strauss, André Leroi-Gourhan.

Cirese non è uno "strutturalista", nel senso ideologico levistraussiano, ma un "logico" che non vuole gettare via, con le ideologie, anche quell’atteggiamento "nomotetico" che è insito nelle migliori "analisi formal-strutturali"; un atteggiamento che, quando è stato applicato e sviluppato correttamente, ha portato le scienze sociali a darsi lo statuto di discipline scientifiche.

In altre parole il lavoro di Cirese mostra come l’interesse per un oggetto di studio, o anche il tentativo di definirlo e articolarlo, non sono elementi sufficienti per dirsi "antropologi"; occorre un insieme di competenze; competenze che non possono essere acquisite solo all'interno del campo antropologico. Cirese ricerca, tra l'altro, un insieme di «atteggiamenti metodologici» che possano accomunare per un verso e diversificare per un altro l’"Antropologia" tra le "Scienze Sociali" e le "Scienze Sociali" tra le altre "Scienze".

L’opera di Cirese nasce anche, per alcuni versi, con finalità «manualistiche», ma in ogni caso, anche quando non si pone direttamente questo obiettivo, si presta bene ad essere ri-letta e ri-organizzata con questo scopo. Molti dei suoi scritti prevedono, infatti, per un medesimo testo, più «edizioni possibili», più «percorsi possibili» che permettono di ritornare su «medesime questioni» da «diversi punti di vista» e, proprio in questo modo, di acquisire «competenze» oltre che «conoscenze».

I materiali meta-teorici di Cirese che compongono la Tela ipermediale sono una serie di scritti, elaborati per diverse occasioni, che permettono di ritornare su questioni nodali da diversi punti di vista, incrociandosi, interrelandosi ciascuno con tutti gli altri testi compresenti nella Tela. Alcuni testi di Cirese sono vere e proprie – esplicite o implicite – risposte a testi di altri studiosi, in un dialogo diretto o indiretto con maestri, allievi e interlocutori della ricerca antropologica e cognitiva.

L’opera di Cirese può essere letta anche come rivalutazione critica del contributo metodologico di grandi studiosi ingenuamente e sbrigativamente ritenuti "superati" da chi non ha interesse a mettere in discussione l’adeguatezza dei propri strumenti per il proprio lavoro; può essere considerata come un tentativo di identificare le eredità metodologiche, le assunzioni teoriche e meta-teoriche interdisciplinari dell’Antropologia Culturale (valga come esempio il titolo, emblematico, di uno dei suoi saggi più formalizzati: A scuola dai logici o a scuola dallo stregone?).

Di qui il senso della Tela come strumento meta-teorico, metodologico e tecnologico, come aiuto per chiunque in questo campo, studente o studioso, sia interessato a riflettere sugli strumenti della ricerca, assai poco sviluppati proprio per quel «pregiudizio empirico» che ha reso l’Antropologia Culturale un campo molto più affine alla produzione narrativa letteraria che non alla ricerca scientifica-epistemologica.

La Tela Ipermediale vuole far emergere e valorizzare tutti questi aspetti dell’opera di Cirese senza penalizzarne nessuno, ma offrendoli come strumenti di ri-lettura per utenti diversi o per un utente che cresca utilizzando la Tela e che continui a usarla scoprendo nuove possibilità.

Con il progetto della Tela Ipermediale si vogliono «iper-utilizzare» gli studi «meta-teorici» di Cirese per creare uno spazio di riflessione e di dialogo metodologico per studiosi e studenti, in cui ogni questione metodologica possa essere correlata a possibili e adeguate applicazioni rintracciabili in archivi della cultura demo-etno-antropologica a cui la Tela è virtualmente correlata (e potrà realmente essere collegata via via che si renderanno disponibili documenti di pertinenza antropologica in forma digitale, su disco o in rete, ad essa correlabili).

L’idea che è alla base della Tela (che sviluppa a sua volta le idee di Ted Nelson intorno a ipotetiche edizioni iper-testuali) è quella di creare un servizio aperto, inter-universitario, che possa permettere a studenti e a studiosi di qualunque livello di far circolare le proprie ricerche, di riflettere sul modo di fare ricerca di altri studiosi e di confrontare ad un livello epistemologico meta-teorico più alto le teorizzazioni che scaturiscono dalla ricerca.

Le tappe che hanno portato alla realizzazione dell’attuale versione della Tela sono state, in sintesi:

A. un prototipo iniziale sviluppato con il software "Hypercard" di Apple sulla base della riarticolazione di un primo nucleo di scritti di Cirese; il prototipo pionieristico, apprezzato in convegni internazionali per le prospettive che lasciava intravedere, non era multipiattaforma e presentava i maggiori limiti nella gestione di grandi quantità di dati;

B. un secondo prototipo sviluppato con il "Tool-Kit" ipermediale della Voyager Company, basato su Hypercard che configurava più Tele, parzialmente collegate tra loro; il prototipo aveva ancora la forma di un «libro elettronico» chiuso, non dialogante con archivi esterni e soprattutto con gravi limiti nelle possibilità di implementazione e aggiornamento;

C. un terzo prototipo sviluppato con "Storyspace" della Eastgate Company, teoricamente aperto all’implementazione e aggiornamento ma tecnicamente inadeguato a supportare molti dati e molti link; l'applicazione presentava problemi di correlabilità a materiali esterni e di conversione per la distribuzione on-line;

D. un quarto prototipo sviluppato in HTML + Java + Shockwave su cui è basata l’attuale versione della Tela, che permette di delineare un’unica Tela-Sito articolata in più moduli, completamente aperta, implementabile anche dagli stessi utenti, multipiattaforma, interrelabile a dati esterni di diverso tipo residenti in archivi su disco o in rete, editabile in versione on-line e off-line contemporaneamente, espandibile anche a distanza con il contributo di diversi gruppi di lavoro;

E. l’avvio di un seminario per studenti, laureandi e dottorandi allo scopo di formare gli "implementatori" della Tela;

F. la graduale parallela informatizzazione di tutti i documenti delle ricerche di Cirese: tra essi il programma di calcolo e traduzione parentologica "Gepr", ad esempio, è diventato un’applicazione software, "Gelm", sviluppata dallo stesso Cirese;

G. la collocazione della Tela in rete per l’utilizzo della Tela stessa come strumento di informazione e formazione a distanza.

La struttura della Tela consente di prevedere un’implementazione esponenziale della stessa, in quanto i testi meta-teorici di Cirese, inseriti e riorganizzati integralmente, insieme al primo nucleo dei materiali teorici degli antropologi presi in esame e al primo nucleo di documenti etnografici assunti come riferimento esemplificativo, permettono non solo di far funzionare già da subito la Tela, ma anche di insegnare ai potenziali utenti come implementarla. Saranno quindi gli stessi utenti a implementarla, e la Tela crescerà in funzione della sua circolazione. La Tela ha ovviamente un gruppo di coordinamento scientifico che garantisce la qualità dei contributi che via via si inseriscono nella Tela stessa anche su proposta degli utenti.

La struttura della Tela Antropologica rispecchia, sia sul piano metodologico sia su quello tecnologico, la struttura delle Tele Ipermediali da noi definite "MetaHyperlinks", su cui l’istituto MetaCultura sta conducendo ricerche da circa venti anni.

La struttura della Tela, come di tutti i MetaHyperlinks, prevede due parti tra loro distinte e correlate:

I. GLI ARCHIVI DIGITALI MULTIMEDIALI CORRELATI E CORRELABILI

Sono il giacimento di risorse documentali che alimenatno la Tela, anche se solo "virtualmente" fanno parte di essa: infatti essi sono separati dal Sistema Cognitivo che fa funzioanre la Tela e, in molti casi, preesistono ad esso in quanto documenti, in forma analogica, inediti o pubblicati, raccolti e curati da Istituzioni culturali, educative e scientifiche che hanno reso disponibili tali dati per una distribuzione in versione on-line o off-line. I dati riguardano sia potenziali strumenti di studio (nel nostro caso studi teorici di antropologi) sia potenziali oggetti di studio (nel nostro caso documentazioni di costumanze di interesse antropologico).

Negli Archivi troviamo sia i testi di Cirese (raccolti e digitalizzati integralmente per l’occasione della Tela) sia quelli degli antropologi a cui si applica l'analisi meta-teorica di Cirese, sia i documenti etnografici a cui si applicano le analisi teoriche degli antropologi; troviamo anche i testi di carattere interdisciplinare che contengono le teorie di cui sono "portatori" gli antropologi, cioè le teorie a cui gli antropologi e lo stesso Cirese si riferiscono implicitamente o esplicitamente nelle loro interpretazioni e modellizzazioni teoriche. Non solo quindi gli scritti degli antropologi ma anche gli scritti a cui gli antropologi si riferiscono (Darwin, Saussure...).

Lo stesso Cirese fa riferimento infatti a una tradizione epistemologica, di «filosofia della scienza», che ha trovato anche in questo campo alcuni degni eredi come Ernst Nadel. Le metateorie fanno riferimento a teorie e le teorie fanno riferimento ad altre teorie o ad usanze, pratiche culturali.

Si potrebbe dire che i testi di Cirese hanno come riferimento antologico testi epistemologici e testi degli antropologi che hanno a loro volta come riferimento antologico testi di altri antropologi o documentazioni etnografiche.

Se da una parte non è necessario che i dati presenti negli Archivi correlabili al Sistema Cognitivo siano essi stessi articolati in forma reticolare è invece necessario che non siano prestrutturati nella forma gerarchica e chiusa di un "database". Il Sistema Cognitivo in ogni caso contiene gli indirizzi (ed eventualmente le «ancore» nel caso di documenti in formato html) per accedere ad essi.

II.IL SISTEMA COGNITIVO RETICOLARE

E' il motore e il cervello della Tela in quanto contiene:

- sia gli indici di indirizzi e di criteri di correlazione relativi a documenti esterni ad esso, che attraverso di esso possono essere correlati tra loro;

- sia le trattazioni metateoriche dei criteri di correlazione tra tali documenti.

Più precisamente il Sistema Cognitivo indicizza i meta-testi di Cirese e, attraverso un nostro meta-meta-testo teorico, li prende in esame identificando ogni ripresa di definizione o applicazione di criteri di indagine da lui studiati; permette di studiare e rappresentare le relazioni interne alle ricerche di Cirese e le relazioni tra le ricerche di Cirese e quelle degli studiosi da lui presi in esame. In questo modo viene ricostruita sia la rete di correlazioni interne agli studi metodologici di Cirese sia la rete di correlazioni esterne tra i suoi studi e quelli degli antropologi da lui presi in esame.

Il Sistema Cognitivo può essere definito come una rete di interrogativi relativi al dove e al come sono correlati tra loro gli studi metodologici di Cirese e gli studi di quanti, nelle scienze sociali e cognitive, sono stati assunti da Cirese come espliciti o impliciti interlocutori per il suo progetto di sistematizzazione metodologica degli strumenti di indagine antropologica. Il Sistema Cognitivo è in questo senso una sorta di "bussola" che permette all’utente della Tela di orientarsi negli archivi correlati e correlabili ad essa in un’interazione formativa tra l’acquisizione di nuove competenze metodologiche (gli interrogativi) e la loro applicazione nel concreto della ricerca antropologica (le risposte che aprono nuovi interrogativi).

Il Sistema Cognitivo si articola a sua volta in due parti:

I META-HYPER-DOCUMENTI in forma di LEZIONI sulle CORRELAZIONI E I CRITERI DI CORELAZIONE TRA I DOCUMENTI DI ARCHIVIO.

Si tratta dei nostri testi meta-meta-teorici che prendono in esame ogni testo o parte di testo meta-teorico di Cirese, esplicitando e denominando ogni definizione e applicazione di criteri di indagine da lui a sua volta presi in esame studiando come i maestri della ricerca sociale e cognitiva conducono le proprie indagini. I nostri meta-hyper-documenti sono raccolti in alcune grandi Aree Tematiche per favorire l’accesso anche a coloro che non conoscono la materia di cui si parla. Da ogni nostro meta-hyper-documento partono collegamenti unidirezionali a documenti di Cirese da noi presi in esame (raccolti nell’Archivio Cirese) da cui partono collegamenti unidirezionali a documenti di antropologi e alti studiosi interdisciplinari da lui presi in esame (raccolti in Archivi della ricerca antropologica, cognitiva e sociale), da cui partono collegamenti unidirezionali a documenti culturali (raccolti in Archivi Etnografici) da questi ultimi presi in esame. Sempre dai nostri meta-hyper-documenti partono/arrivano collegamenti bidirezionali a Index da noi elaborati di tutti i criteri di studio e correlazione tra i documenti presi in esame dalla Tela (i documenti di Cirese e quelli ad essi direttamente o indirettamente correlati)

I META-HYPER-DOCUMENTI in forma di INDICI di CRITERI di CORRELAZIONE

La parte più formalizzata del Sistema Cognitivo è costituita dagli indici che sistematizzano – denominando, definendo e applicando – tutte le questioni metodologiche trattate da Cirese nei suoi studi metateorici. Gli Indici, infatti, esplicitano ogni principio trattato da Cirese e ne moltiplicano le possibilità applicative identificando tutti gli studi antropologici a cui possono essere riferiti, al di là di quelli indicati esemplificativamente dall’autore. Gli indici dialogano bidirezionalmente tra loro, bidirezionalmente con le lezioni e unidirezionalmente con gli Archivi correlati e correlabili alla Tela. Articolazione degli Indici:

• RESEARCHERS INDEX
GLI STUDIOSI E LE SCUOLE DI PENSIERO, I PRECURSORI, GLI INTERLOCUTORI- Chi sono i protagonisti della ricerca demo-etno-antropologica? Qual’è il loro profilo biografico e professionale?- Di qui le domande e i collegamenti possibili (interni: nell’Index; esterni: agli altri index, alle aree tematiche e agli archivi): - da quali autori hanno assunto eredità metodologiche? Con quali autori hanno dialogato? Da quali autori sono stati assunti come riferimento?- In quali contesti di ricerca hanno operato?- Quali contributi teorici e/o meta-teorici hanno elaborato?- Quali testi hanno prodotto?- Quali costumanze hanno studiato?- Quali popolazioni hanno considerato?
• CONTEXTS INDEX
I RIFERIMENTI STORICO-GEOGRAFICI DEGLI STUDI
HISTORICAL PATH/ GEOGRAPHICAL PATH/ DIACRO-SINCRO MAP- In quale ambito si sono sviluppati gli studi antropologici e quali eventi culturali hanno influenzato il contesto della ricerca? Le opere, gli studiosi, gli strumenti e gli oggetti di studio collocati nel tempo e nello spazio; dalla collocazione storico-geografica dei momenti significativi per il progresso degli studi, alla loro descrizione storico-critica- Di qui le domande e i collegamenti possibili (interni: nell’Index; esterni: agli altri index, alle aree tematiche e agli archivi):- In quali altri contesti spaziali e temporali si sviluppano le discipline demo-etno-antropologiche? Quando e dove sono nate? Quando e dove si trovano antecedenti?- Quali autori hanno operato in quel periodo, in quei luoghi? Quali altri autori hanno operato in contesti vicini nel tempo e/o nello spazio?- Quali teorie sono state sviluppate in quel periodo, in quei luoghi? Cosa succede contemporaneamente in luoghi diversi o successivamente negli stessi luoghi?- Quali testi sono stati scritti in quel periodo, in quei luoghi?- Quali costumanze sono state studiate in quel periodo, in quei luoghi?- Quali popolazioni sono state considerate in quel periodo, in quei luoghi?

• THEORIES INDEX
TEORIE E METODI, STRUMENTI DI STUDIO, PRINCIPI, MODELLI INTERPRETATIVI

- Quali teorie sono state elaborate e/o utilizzate nella ricerca antropologica? Lo studio metateorico degli strumenti metodologici elaborati da studiosi e scuole di pensiero; dalle "denominazioni" dei concetti (criteri, procedimenti, punti di vista analitici) alle loro "applicazioni" e "definizioni"- Di qui le domande e i collegamenti possibili (interni: nell’Index; esterni: agli altri index, alle aree tematiche e agli archivi): - Da quali presupposti nascono gli strumenti della ricerca antropologica? Con quali altri strumenti sono interrelati? - Chi li ha denominati / definiti / applicati? - In quali contesti di ricerca sono stati elaborati? - In quali testi sono descritti? - A quali costumanze sono stati applicati? - Quali popolazioni sono state considerate come riferimento applicativo?

• WORKS INDEX
LE OPERE, I RIFERIMENTI TESTUALI DELLE RICERCHE ANTROPOLOGICHE

- Quali sono le opere che hanno contribuito a tracciare la storia degli studi antropologici? La tradizione di studi prodotta dalla ricerca demo-etno-antropologica: la letteratura, la cultura biblio-filmografica prodotta e (meta-) studiata dai protagonisti della ricerca - Di qui le domande e i collegamenti possibili (interni: nell’Index; esterni: agli altri index, alle aree tematiche e agli archivi): - Con quali altre opere i testi antropologici dialogano intertestualmente e metodologicamente? - Chi sono gli autori delle opere? Chi ne ha fatto oggetto di studio metateorico? - In quali contesti di ricerca sono nate? - Quali contributi teorici e/o metateorici sono contenuti in esse? - Quali costumanze sono prese in esame in esse? - Quali popolazioni sono considerate come riferimento in esse?

• OBJECTS INDEX
OGGETTI TRADIZIONALI DI STUDIO DI PERTINENZA ANTROPOLOGICA

- Quali sono le pratiche, le costumanze, le credenze, le rappresentazioni collettive descritte ed esaminate dai protagonisti della ricerca demo-etno-antropologica? - Di qui le domande e i collegamenti possibili (interni: nell’Index; esterni: agli altri index, alle aree tematiche e agli archivi): - Quali altre usanze sono collegate ad esse? - Chi ha studiato e definito tali usanze? - In quali contesti di studio sono state studiate? - Con quali criteri, con quali strumenti metodologici sono state studiate? Quali teorie sono state elaborate su di esse? Come sono definite? - In quali opere sono prese in esame? - Chi sono i portatori di tali usanze?

• PEOPLES INDEX
PORTATORI DI USANZE, REFERENTI DELLE RICERCHE

- Dove/da chi sono praticate le usanze oggetto di studio della ricerca demo-etno-antropologica? - Di qui le domande e i collegamenti possibili (interni: nell’Index; esterni: agli altri index, alle aree tematiche e agli archivi): - Quali altri gruppi sociali praticano usanze simili?- Chi ha studiato questi gruppi sociali? - Da quali contesti di studio sono nate ricerche intorno ad essi? - In quali teorie sono assunti come riferimento applicativo? - In quali opere si parla di essi? - Quali usanze sono praticate da questi gruppi sociali?

• RESOURCES INDEX
LE DISPONIBILITA’ E LE MODALITA’ DI EDIZIONE DELLE RICERCHE TEORICHE E DEI DOCUMENTI ETNOGRAFICI

- Indici che riordinano i documenti di archivio (correlati e correlabili) secondo la distinzione "risorse interne ed esterne alla Tela" e secondo i diversi tagli di pertinenza con cui i documenti sono richiamati e confrontati dall’interno della Tela. In questo modo l’utente della Tela può interagire con indici di documenti di archivio sparsi in tanti archivi storici tra loro separati e non necessariamente tra loro comunicanti. L’utente della tela può inoltre raggruppare e suddividere tali documenti secondo le questioni poste dalla Tela, indipendentemente dall’ordinamento dato dai curatori degli archivi stessi (Cirese per il suo archivio ed istituzioni bibliotecarie o museografiche per gli altri archivi).

La Tela Ipermediale consente due tipi di accesso:

- l’«Accesso Assistito», da non confondersi con l’idea corrente del «percorso guidato» che lascia l’utente passivo, «turista»-visitatore di un prodotto con cui può interagire solo scegliendo tra un' opzione o l’altra e facendosi trasportare su un «tapirulan»" fino all’uscita. Attraverso l’«Accesso Assistito» invece l’utente impara a far funzionare la Tela e ad interagire con essa al livello più alto, cioè implementandola lui stesso nei dati e nei collegamenti. Poiché le Aree Tematiche dialogano con gli Index, l’utente può abbandonare gradualmente l’aiuto, via via che acquisisce competenze e diventa esperto; può accedere alla Tela dagli Indici partendo o ripartendo da un interrogativo da essi indicizzato.

- l’«Accesso Esperto» permette all’utente di utilizzare come strumento di navigazione direttamente gli Indici. Questo non vuol dire che l’utente debba sapere già esattamente cosa chiedere e che la Tela gli fornisca soltanto risposte; gli Indici, in quanto Indici Ipermediali, non sono semplici «indici analitici» ma moltiplicatori e articolatori di questioni poste dall’utente, che è indotto attraverso di essi ad acquisire: o nuovi punti di vista con cui osservare le cose già osservate o nuovi oggetti a cui applicare le competenze acquisite.

Nei sistemi MetaHyperlinks l’utente è trattato non da «turista» della conoscenza che esplora un sapere preconfezionato, enciclopedico nel senso deteriore (divulgativo) del termine, ma da «viaggiatore» della conoscenza che utilizza le Tele per allargare i propri orizzonti conoscitivi e per uscire da esse attraverso di esse. Le Tele vanno intese infatti non tanto come prodotti da leggere esse stesse, quanto piuttosto come strumenti per leggere prodotti esterni ad esse, che per lo più possono preesistere. Nel caso qui presentato: attraverso i testi di Cirese si naviga non solo nell’«universo ciresiano» ma in un più ampio universo di studi teorici e applicativi, in campi della ricerca scientifica tra loro interdisciplinarmente correlati.

Le Tele fanno dialogare tra loro indirettamente testi editi, inediti e non più editi, studi di illustri ricercatori e di neolaureati; fanno dialogare nel tempo e nello spazio studiosi che non si sono mai conosciuti direttamente tra loro, facendo entrare l’utente in un dibattito metodologico a cui può sempre di più partecipare via via che accresce le proprie competenze.

In questa prospettiva le Tele contribuiscono anche a un’opera di rivalutazione critica di testi che, per ragioni di mode editoriali, non sono più ripubblicati in veste cartacea e di cui, tuttavia, esistono riduttive antologizzazioni e divulgazioni.

Per concludere vogliamo ricordare che il motivo per cui l’opera di Cirese si rivela particolarmente adeguata per la realizzazione di una «Tela dedicata allo studio meta-teorico dei principi dell’indagine antropologica» sta anzitutto nel fatto che egli ha sviluppato una ricerca che noi definiamo «pre-elettronica», in quanto, prima ancora che sul piano tecnologico, possiede caratteristiche di reticolarità e metateoricità sul piano metodologico che la rendono elettivamente idonea a un progetto di informatizzazione, tanto idonea che quando si è avviato il progetto della Tela egli stesso aveva già autonomamente informatizzato parte della sua ricerca.

Il Sistema Cognitivo di una Tela, per funzionare, ha bisogno di un insieme di studi metateorici, articolabili reticolarmente; tali studi devono prendere in esame tutti i criteri di correlazione e di studio componenti la Tela e devono fornire buoni motivi per utilizzarli nello studio e nel collegamento dei dati esterni che la Tela consente di esplorare e confrontare.

Diciamo allora che il lavoro di Cirese nel campo antropologico è condizione necessaria per lo sviluppo di una Tela come quella che qui presentiamo. Il nostro lavoro infatti non sostituisce quello di Cirese ma parte da esso, lo presuppone, proprio in quanto consiste nel:
- riarticolare tutti i suoi scritti in un’unica opera modulare,
- esplicitare ogni criterio da lui utilizzato e esaminato,
- ricercare nuovi ambiti applicativi,
- colmare buchi aperti dal disegno della struttura d’insieme,
- trasformare tanti piccoli discorsi-percorsi in una struttura che può generarli e può generarne altri.

il presente testo costituisce una revisione della relazione di Alessandro Pamini - Istituto Metacultura al Convegno Internazionale "Hypertextes littèraires et éditions savantes", ITEM - CNRS Paris, École Normale Supérieure 12- 14 septembre 1996 in tale occasione è anche stata presentata per la prima volta in pubblico la Tela Ipermediale: Alberto Mario Cirese. Conoscere o conoscersi? Nel laboratorio di un antropologo

Progetto "Manuali Ipermediali di Scienze Demo-Etno-Antropologiche"
avviato in collaborazione con la Cattedra di Antropologia Culturale 1
Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Istituto Metacultura MetaHyperLinks Webs&CognitiveSystems
©Alessandro Pamini 1994