1. La riflessione sugli strumenti come elemento imprescindibile della ricerca antropologica. 1 Un percorso di studi ideale da Stuart Mill a Cirese.

Nel 1951 viene pubblicato il manuale Lineamenti di antropologia sociale di S. Nadel. Questo libro può essere considerato come il prodotto di una lunga tradizione di studi a carattere metodologico che, prima ancora della nascita degli studi antropologici e agli albori delle scienze sociali, si è interrogata sui procedimenti e sulle regole del «metodo comparativo», fino a ricercarne una modellizzazione logico-matematica.

Tale tradizione, a sua volta, presuppone un’«ambizione nomotetica» presente sin dalla nascita degli studi antropologici: quella di avvicinare metodologicamente l’antropologia e le «scienze umane» alle «scienze esatte». A questa tradizione di studi Cirese ha dedicato uno dei suoi più appassionanti corsi all’università di Roma ‘La Sapienza’, immaginando un percorso ideale che rappresentasse le «tappe» metodologiche di tale tradizione, ai cui estremi egli pone Stuart Mill, come precursore, e Nadel, come continuatore.

Il rigore metodologico a cui Nadel vuole portare la ricerca antropologica, se da un lato ha le sue radici negli studi di un filosofo quale Stuart Mill e di un padre dell’antropologia quale Tylor, dall’altro costituisce il presupposto e lo stimolo per quel lungo itinerario di ricerca, intrapreso da Cirese, che ha come fine la costruzione di modelli a carattere logico-formale nelle scienze sociali.

Il viaggio che Cirese propone, attraverso tale percorso, ha come costante metodologica il rapporto tra «applicazione» degli strumenti antropologici e «riflessione epistemologica» sugli stessi. Ognuno degli autori presi in considerazione in tale percorso, infatti, presuppone e assume ad oggetto le ricerche di altri autori, per entrare nel merito del come sono state condotte, per invitare gli studenti e gli studiosi a riflettere sul metodo della ricerca e sulle possibilità di renderlo più rigoroso e meno soggetto a quel «pregiudizio empirico» che grava sulle scienze sociali fin dalla loro nascita.

In questo percorso Nadel viene presentato come uno studioso che più di altri si è posto il problema di

“[…]introdurre autorevolmente l’antropologia nel quadro della filosofia della scienza e dell’espistemologia”

Egli, all’inizio del suo manuale Lineamenti di Antropologia Sociale, afferma infatti che si tratta di uno studio sulle «premesse logiche, concettuali e tecniche» che ogni indagine antropologica dovrebbe assumere ed esplicitare. In quanto tale ha il carattere di uno studio metateorico, non incentrato sugli oggetti di studio dell’antropologia ma sui suoi strumenti di indagine, ovvero su «come» l’antropologia studia i suoi oggetti e sulle condizioni necessarie per raggiungere lo stesso rigore delle scienze logico-matematiche.

Nadel esplicita che l’affinità con tali scienze non va ricercata negli oggetti e nelle teorie interpretative, ma nel metodo per studiare gli oggetti e per elaborare le teorie.

Dalle riflessioni di Nadel e di altri autori come Cirese e Lévi-Strauss emerge che una delle difficoltà maggiori dell’antropologia è la scarsa riflessione sul metodo, che si accompagna, paradossalmente, alla proliferazione delle prospettive di indagine, il cui numero appare di poco inferiore a quello degli studiosi e degli oggetti di studio. Come sottolinea Poincaré:

“[…]la sociologia è la scienza col maggior numero di metodi e il minor numero di risultati”.

Lo scarso riconoscimento delle scienze sociali nel mondo scientifico costituisce uno degli aspetti più frustranti per gli studiosi che si occupano di esse e che si vedono negare lo status di ricercatori scientifici.  Per Nadel la giovinezza della disciplina e la complessità del suo oggetto non costituiscono una «giustificazione» ma piuttosto una «ragione» di questo giudizio che non è sufficientemente confutato dal lavoro degli antropologi.

La questione metodologica sollevata da Nadel contiene una proposta implicita di adozione degli strumenti di metodo di quelle analisi formal-strutturali sviluppatesi indipendentemente dall’antropologia e la cui alterna fortuna ha successivamente coinvolto anche gli studi antropologici.

1.1 La «formalizzazione parziale» come presupposto della proposta ciresiana di rigorizzazione formale dell’indagine antropologica

Cirese, nella sua riflessione epistemologica, assume come presupposto del metodo di analisi e della necessità di rigorizzazione il lavoro di quegli antropologi che, ponendosi su un piano di riflessione epistemologica, hanno manifestato apertamente la necessità di ridefinire gli strumenti dell’antropologia, assumendo a loro volta a modello quegli ambiti di studio in cui il metodo della ricerca e della scoperta ha dato i maggiori frutti.

Di conseguenza saranno di seguito considerati gli studi di Leach, Rudner e Nadel, in quanto riferimenti «generali» del metodo analitico di Cirese, e quelli di Mauss, Lévi-Strauss e Leroi-Gourhan, in quanto suoi riferimenti «applicativi» in ricerche «specifiche».

Edmund Leach è considerato in quanto autore di una “antropologia ripensata”che, assumendo ad oggetto il metodo di studio di Malinowski, Radcliffe-Brown e Lévi-Strauss, si propone di identificare le inadeguatezze interpretative e al contempo di ricercare, con l’aiuto di scienze già affermate, procedimenti metodologici più adeguati.

Rudner è considerato in quanto autore di quella “filosofia delle scienze sociali”, che rappresenta un contributo fondamentale per la rigorizzazione scientifica della terminologia e della metodologia analitica nelle scienze umane.

Nadel è considerato in quanto studioso apartenente a una tradizione di ricerche intorno ai procedimenti del «metodo comparativo».

Per quanto riguarda invece i riferimenti in ricerche specifiche sono qui presi in considerazione i contributi di Mauss, Lévi-Strauss, Leroi-Gourhan.

Il contributo di Lévi-Strauss diventa qui determinante per la sua riflessione sui procedimenti di modellizzazione delle funzioni narrative identificate da Propp nello studio delle fiabe di magia; lo stesso Lévi-Strauss insieme a Leroi-Gourhan e a Mauss è inoltre qui considerato per lo stimolo offerto alla elaborazione ciresiana della distinzione tra «funzioni segniche» e «funzioni fabrili» come conseguenza della riflessione sullo «scambio non economico» e sulla «reciprocità» in quanto attività apparentemente economiche ma realmente segniche.

L’esame dei loro contributi ha lo scopo di tracciare un’immaginaria linea di continuità tra il lavoro di questi studiosi e quello di Cirese, e mostrare il legame che esiste in ogni passo della ricerca scientifica ciresiana, dove ogni elemento di novità è sempre presentato come frutto della riflessione su un elemento di tradizione degli studi.

1.2 La filosofia delle scienze sociali di Richard Rudner: dallo studio degli oggetti allo studio del metodo

Il tipo di studi entro i quali Cirese produce le sue elaborazioni teoriche può essere identificato in quella «interdisciplina» che l’epistemologo Richard Rudner definisce "filosofia delle scienze sociali".

Utilizziamo quindi la sua definizione per spiegare qual è l'oggetto dell'indagine di Cirese e da quale punto di vista è trattato:

“Il filosofo delle scienze sociali non tratta della sostanza di questa o di quella teoria sociale né delle concezioni intorno all’assetto di una buona società, ma della logica propria di ogni costruzione teorica nelle scienze sociali e della logica della giustificazione di (ogni) teoria nelle scienze sociali. Mentre il filosofo sociale ha a che fare con la accettabilità di questa o di quella teoria dei fenomeni sociali, il filosofo delle scienze sociali tratta della controllabilità scientifica di queste teorie. La controllabilità è una condizione necessaria, ma non una condizione sufficiente dell’accettabilità.”

La posizione di Rudner sulle scienze sociali - a cui Cirese ha dedicato uno studio monografico in cui si propone come promotore e continuatore - mostra una caratteristica comune a tutti i protagonisti del processo di sistematizzazione degli studi antropologici. L’assunzione di un atteggiamento «epistemologico» li porta infatti da un lato ad assumere ad oggetto il modo di studiare degli antropologi che li hanno preceduti, dall’altro a ricercare, fuori dell’antropologia, maestri e strumenti per trattare metateoricamente e rappresentare metalinguisticamente il loro oggetto di studio.

Questa scelta teorica è alla base dell’affermazione di Cirese secondo la quale egli definisce se stesso non un antropologo ma “un epistemologo che fa l’antropologo e che studia come gli antropologi conducono le loro ricerche”

1.1.3 Scienza-processo, scienza-prodotto

Prima di entrare nel merito delle riflessioni metodologiche è opportuno stabilire cosa si intenda con il termine “scienza” che, come afferma Rudner, è un termine che:

“[…]appartiene a una classe piuttosto numerosa di termini, i quali rivelano generalmente una ambiguità consimile e abbastanza rilevante perché i filosofi del linguaggio l’abbiano isolata e le abbiano dato un nome speciale: l’ambiguità del processo-prodotto. Tutti i termini che palesano questa ambiguità (e che comprendono, oltre a ‘scienza’ termini altrimenti disparati come ‘raccolto’, ‘nuoto’, ‘educazione’, ‘fabbricazione’, ‘voto’, etc.) sono usati in riferimento a una certa attività o a un certo processo, e anche in riferimento a un risultato, a un evento o a un prodotto di questo processo. Nel caso di ‘scienza’, la distinzione in oggetto è abbastanza chiara. Da un lato (come termine di processo), esso è usato in riferimento alle attività e alle opere degli scienziati o delle istituzioni scientifiche, cioè in riferimento all’esperimento, all’osservazione, al ragionamento, alle letture, all’organizzazione di progetti di ricerca, etc. Ma, dall’altro lato, lo stesso termine è usato in riferimento ai risultati di queste attività o di questi processi, ai prodotti delle attività scientifiche, cioè a un corpus di proposizioni, che intendono descrivere questo o quell’aspetto dell’universo e incorporare ciò che interessa ai fini della nostra conoscenza scientifica.”

Il termine “scienze” riferito alle discipline sociali sta ad indicare che, anche per Rudner, chi voglia continuare ad occuparsi di oggetti sociali nel rispetto delle regole che altre discipline hanno fruttuosamente messo in pratica, non può prescindere dall’applicare un metodo propriamente scientifico.

NOTE

Nadel S., (1951) 1974, Lineamenti di antropologia sociale, Bari, Laterza

Anno accademico 1981-82

A. Colajanni, ‘Introduzione’ a S. Nadel, 1974,  Lineamenti di antropologia sociale: XXVI.

Poincaré H., (1914), 1947, Il valore della scienza, Firenze pp.19-20

Rudner, 1968, Filosofia delle scienze sociali, Bologna, Il Mulino: 16

Rudner, Op. Cit:23-24

Rudner, Op. Cit:18

Nadel, Op. Cit: 40

Nadel, Op. cit.: 41-42

Per un approfondimento di questo argomento rimando al capitolo 3 e alla sua trattazione da parte di Cires in relazione all’analisi dei proverbi.

Lévi-Strauss C., (1958) 1971, Antropologia strutturale, Milano, Il saggiatore

Per un approfondimento sul rapporto tra storia e antropologia a proposito dei “fatti unici” rimando al secondo capitolo in cui tratterò di questo problema dal  punto di vista di Cirese

Braudel, F., cit. in Pitocco, 1996, Storia delle mentalità I, Roma, Bulzoni:146-147

Rudner, Op. cit.:19

Ivi:20

Ibidem

Leach E., 1973, ‘Antropologia ripensata’,  Nuove vie dell’antropologia, Milano, Il saggiatore

Per quanto riguarda l’approfondimento di questo concetto rimando al capitolo 2 e alla riflessione di Cirese su questo principio

Vedremo nel secondo capitolo quali critiche gli verranno mosse da Cirese per questa opposizione.

Leach, E., Op. cit.: 15-16-17

Nadel S., Op. cit.: 19

Leach, E., Op. cit: 20

Ibidem

Ivi: 22

Rudner, Op.cit.:28-29

Cirese, A.M., 1978,  A scuola dai logici o a scuola dallo stregone? Proposta di un sistema di notazione logica e calcolo (NCL) delle relazioni di parentela, Dispense del corso di antropologia cuturale 1, Roma, Facoltà di lettere e filosofia

Come vedremo nel cap. 2

Nei capp. 2 e 3 riprenderò il concetto di  «metalinguaggio» e di «definizione» per  mostrare come Cirese affronti questo problema sia dal punto di vista teorico in generale, sia nell’applicazione dell’analisi formale della parentela e dei proverbi.

Jakobson, R., (1963) 1994, Saggi di linguistica generale, Milano, Feltrinelli

B.Russel, introduzione a Wittgenstein, L., (1961) 1998, Tractatus Logico-Philosophicus e Quaderni 1914-1916, Torino, Einaudi:19

Rudner R., Op. cit.: 32-33

Ivi:33

Ibidem

Rudner, Op. cit.: 50

Rudner, R., Op. cit.: 29

Rudner, Op.cit.: 30

Ibidem

Ibidem

Ivi: 31

Per wwf Rudner intende le “formulazioni grammaticalmente ammissibili o ben costruite”. Ivi: 32

Ibidem

«L» sta per Rudner per linguaggio costruito. Ivi: 32

Ivi: 35

Propp, V., 1966, Morfologia della fiaba, Torino, Einaudi

Lévi-Strauss C., (1973) 1990, Antropologia strutturale due, Milano, Il saggiatore: 182

Mauss, M., (1950) 1965, Teoria generale della magia e altri saggi, Torino Einaudi Scientifica

Lévi-Strauss C.,  (1949) 1969, Le strutture elementari della parentela, Milano, Feltrinelli

Leroi-Gourhan, A., (1965) 1977, Il gesto e la parola II, Torino, Einaudi:360

Mauss, M., Op.cit. :160-161

M.Mauss, Op.Cit: 175

Leroi-Gourhan, A., (1965) 1977, Il gesto e la parola II, Torino, Einaudi:360

Laborit, H., 1970, L’homme imaginant, Paris, Union général d’éditions: 73-74